Il Gigante e il pane
Ho pianto alla morte di mio Padre,
ancor di più piangerò a quella di mia Madre.
Non è una scelta ne un distinguo ma una differenza,
semplicemente.
Lui non ha colpe evidenti, storie scure e nascoste
nell’alba dei miei anni. E’ stato un soldato
che ha fatto il proprio dovere, un contadino
che riempiva il granaio SEMPRE!
Nel bimbo che cresceva in me era l’immagine
del cavaliere che doveva rincorrere il cavallo,
senza raggiungerlo mai. Un tutto e un quasi
allo tesso tempo.
C’era una distanza tra noi, ma lui non la colmava;
non per vezzo ma per necessità.
Il grano era più prezioso delle favole,
la vanga e il martello erano i soldatini di piombo (giustamente...)
e quelle favole mai raccontate lasciavano il posto
al sonno della sera.
Mi ha dato ciò che contava e ciò che poteva:
il pane.
Gli ultimi tempi del suo destino è cresciuto
diventando un gigante: il mio agognato eroe!
Il “grazie papà” ce l’ho tatuato sottopelle,
visibile solo da dentro. Perché è lì che ti ho nascosto.
Per sempre.
©
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...emozione... (Lia)
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