Vaneggi di un poeta
Giglio macchiato di sangue
In quale girone porti il tuo odore putrido?
Quali grida, sciupano i tuoi petali marci?
Fiamme feroci stridano
In questo inferno infame
Urlanti riempiono di
Dolore e sussurri
Il mio vuoto deteriorato
Tacete vampe infernali
Ascoltate gli schiocchi di
Queste parole disgraziate
Che ancora echeggiano nella mia mente morta.
”O Amore, che mi insegnasti
Orione e Sirio
Addio”
Prenderei questa spada avvelenata
Dall’olezzo di rose rosse
Assassina di Didone
La calerei sul tuo collo sporco
Carta che accolse le tue parle
finali muovendo il sole
Ad un amante della notte.
Ti restituirei ogni sferzata
Di mille a mille
Non permetterò nemmeno che Morte
Porti nei suoi occhi di scheletro
Pietà
Lasciando che ti trascini
In qualche limbo a sputare sangue
E sale
Oh, Amore,
scappa, vai lontano
non ascoltare queste parole vendicative
vaneggi di un poeta scellerato!
Non lasciare che l’asprezza di questi versi
Facciano tremare le tue candide mano
Che tengono le speranze dei beati
Perché sono soltanto parole passionali
Di un Poeta Maledetto
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
Commenti (1)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
B
Bia6 febbraio 2008
richiama lo stile del ” trobar clus” di dante... davvero bella. Mi piace molto di più questo stile più cupo e chiuso.