Egeo
Mia Berenice, da quel giorno
insieme in cui giocavo
felice da bambino,
non riconoscerai quello
di adesso, pur continuando
a chiamarlo cugino! no,
Berenice, ascolta questa
voce, che ripete a più
riprese "stai lontana! "
in modo da evitar brutte
sorprese, conoscendo
questa tendenza strana,
la tendenza d'una mente
pensosa e schiva, occlusa
come un fiore mai
sbocciato, la tendenza
d'un cuore malato, d'una
malattia pur sempre
viva... ossesso
dagli oggetti nudi,
dal possesso di minuti
particolari, che costellano
la vita di ogni giorno
ma si tratta d'una via
senza ritorno... così
un fiore mai colto
da nessuno, aspirato
finché privo del profumo,
una parola seppellita
senza senso, dissepolta
sino a dissolverla
nel silenzio... così
dicevo a te, cara
cugina, squadrando
quel tuo viso
di bambina, dagli occhi
limpidi come stelle
cadenti, le labbra
fragili, d'un tratto
spalancate sino a
mostrarmi il bianco
dei suoi denti
Incosciente mi destai
di soprassalto, ascoltando
le piangenti urla
della servitù
che piange il corpo,
il corpo d'una vergine
fanciulla
della cara cugina
Berenice
il mio abito sporco
di sangue, la pelle
graffiata da altre
unghie... al tavolino
tra tutte le mie
cose, ecco spiccare
uno strano scatolino,
lo prendo in mano
ma mi scappa di mano...
da queste mani
totalmente assenti,
si spacca a terra
ruzzolando via
i 32... i trentadue
suoi denti!
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