Solitudine atto II
restare d’indigenza disperso
dietro scure lenti
dove tutto è meno chiaro
dove perenne ombra m’accompagna
e camminar per campi minati
a scoppi di risate in sinuosità artificiale
con movimenti lenti e arginosi
perché non vi è fretta di tornar tra voi
in quella solitudine affollatta
come brandello di consolazione piratata
e le braccia che conforto stringono
son fili spinati da lasciar il segno
come pegno dolore del mediocre capire
vi vedo fluttuar di prodiga soddisfazione
ma la leggerezza che implicita avvertite
è solo il tentativo fidente
di evadere senza sospetti
dall’ancora di cutaneo malessere
che la pelle non nasconde
e quì
io mi muovo a mio agio
quì dove non temo di esplodere
nel tentativo di spiegarvi
che la mia solitudine non è
un abbandono di chiusura interiore
o conseguenza di un rifiuto esteriore
ma disinvoltura d’essere in me
in quel disordine d’umano calpestato
perché vi è lontananza
anche nel contatto corporeo
di chi ci circonda
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
L'autore
Sincity
Commenti (1)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
Zima11 febbraio 2008
l'autore si spoglia delle vesti dell'ipocrita forzatura del sorriso e, così facendo, impersona molti di noi, che malediciamo chi ci abbraccia per finta, chi si costruisce ali di carta per poter credere di volare. un malessere che è solo un ”essere”. condivisissima e bellissima.

