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Introspezione 26 agosto 2026 · lettura 2 min · 8 letture

Il Muro della Luce

Marcella Usai 332 poesie pubblicate
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Bevo questa luna che sa di lastra corrosa, una colata di liscivia che imbianca i tetti e i ciottoli. Sulla pelle il buio è un ferro da marchio arroventato, la notte ha la gola secca d’un alcolista mentre l’aria odora di polvere stanca e di fumo. La mia solitudine ha il suono di fratture che spaccano la terra, solchi bianchi che segnano il confine del mio corpo. Cammino a occhi chiusi su un pavimento di aghi, il rintocco delle stelle è un chiodo nel muro, una condanna greve. Ogni mio respiro trattenuto, un rantolo d’amore, diventa un accordo di sabbia, un brivido di vetro arso che mi tesse le vene ferite. All’orizzonte si alza l’inganno di un tuono d’argento, un lampo acido che taglia il cielo come una lama. Ha il sapore elettrico di un miracolo che non esiste, un profumo di pioggia che promette la grazia all’asfalto. Ma il cielo è un muro di scaglie di bottiglia, una muraglia che ha in cima cocci aguzzi. Non cede. Resta sordo al mio delirio. Eppure navigo questa febbre che mi consuma, questa mia croce d’oro e di siccità. Non mi arrendo alla ruggine del mondo, sono un faro di carne che brucia in un inferno senza fiamme né catene. È questa una quiete che non ha fine, fatta di sete. Di echi. Di spine acute e di rose calpestate.
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© Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
L'autore
Marcella Usai

Dalla mia penna scaturisce una miriade di emozioni; il dolore, la gioia, la speranza. Quando esprimo i miei pensieri sento di essere in armonia con l’universo. Lascio scorrere i rivoli dell’anima sino ad infrangersi in mille goccioline su argentei ciottoli.

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Commenti (1)

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Alberto De Matteis26 agosto 2026

Un'opera, "Il muro della Luce" di Marcella USAI, dal contenuto struggente, dove le immagini cariche di simboli e di segni, si susseguono con un ritmo incessante, lasciando nel lettore un forte senso di smarrimento, di vuoto e di solitudine. È la solitudine, scrive l'Autrice, fatta di fratture che hanno contagiato e travolto non solo il corpo, ma anche e soprattutto l'anima. E quel pessimismo esistenziale che può sembrare dapprima di un solo individuo, di una singola persona, si appalesa essere un pessimismo cosmico, universale, tant'è che anche all'orizzonte si alza l'inganno di un tuono d'argento, un lampo acido che taglia il cielo come una lama. Pure il cielo diventa un muro ed è sordo ad ogni richiamo di cambiamento. In simili condizioni è facile soccombere e seguire il procedere ambiguo di un mondo corrotto. Ma proprio qui si avverte la forza e il coraggio di reazione, di una reazione che arriva come un fulmine a ciel sereno. No, non mi arrendo alla ruggine del mondo, esclama e grida a gran voce l'Autrice, che anzi sono un faro che illumina e risplende. La complessità e profondità dell'opera suggerisce e insegna, a mio avviso, a non cedere mai alle lusinghe di un mondo che sembra andare ogni giorno più alla deriva, ma di essere se stessi conservando sempre e comunque la propria identità. Complimenti veramente per l'elaborato d'ampio respiro e pregno di spunti per una attenta ed acuta riflessione.