Clochard
Per conoscervi tutti
dovrei parlare la stessa lingua
gli stessi silenzi
poter vedere dentro quegli occhi
persi nei continenti
e toccarvi
chi muore e soffre
si gratta e sputa
stracci luridi di fottute esistenze
non c’è un perché a questo vivere
troppo distanti da risposte e domande
un groviglio di topi
che ne sarà di voi
e di me che vesto
gli stessi guanti appestati
e sporca di fango
rabbiosamente cerco
in pattumiere la ricchezza degli altri
per lenire i morsi della fame
con frettolosi passi ci scansa
l’indifferenza della gente
al dolore senza lamento
della vostra e della mia
beata libertà
©
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Commenti (3)
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Paolo Ursaia24 marzo 2008
Energia, amare considerazioni, tecnica personalissima, che affida alle emozioni la struttura stessa della poesia. Piaciuta.
O
Orfeo24 marzo 2008
Questa poesia ha illuminato quel cespuglio di sentimenti contrastanti che mi levano il fiato quando vedo un barbone. Pena, invidia, stupore, schifo, disgusto e meraviglia per tanta facile bassa umanità apparentemente perduta. Ora capisco. Anche noi siamo solo clochard di un'assurda normale vuota vita beata. Brava orma
Rasimaco24 marzo 2008
stupendo urlo di denuncia in difesa di un popolo sempre più barbone. versi che si leggono tutti d'un fiato ma quella che più di tutto m'é piaciuta é la chiusa in quel ”della vostra e della mia beata libertà”... questo il prezzo della libertà! molto bella!

