Week-end domiciliare
Se oggi non so dove guardare,
non vuol dire che sono distratto;
c'era gente qui attorno,
quando ho spento la luce
ed ero certo, domani,
che l'avrei ritrovata.
Ho finito le Camel
e le dovrei ricomprare:
non mi va che mia madre
mi veda così.
La ragazza dal banco
mi sorride in dialetto;
ma io scarto il pacchetto
e riprendo a fumare.
Il quartiere di sabato
sa di smog e di spesa
ed io ci passo nel mezzo
misurando il morale.
Mezzogiorno è l'orario
che amo di più
e finalmente sorrido
nel Campari col Gin.
Quante volte quel sole
mi ha spronato a reagire;
ma era facile prima
sentirne il calore.
Oggi pago l'affitto
allo stato vitale
e le tasse alla vita
non finiscono più.
E tutto ciò che rimane
è un week end domiciliare.
Ho lavato la macchina
e le ho cambiato l'odore;
ho stirato il vestito
come andassi a sposare.
Poi le paste alla panna:
le più amate in famiglia;
un lavoro perduto
non avrà la mia fine.
Il profumo di sempre
mi accoglie armonioso
coi fratelli sorrisi
ad abbracciarmi nel cuore.
E lei è lì silenziosa,
lo sguardo universale:
non mi saluta nemmeno,
ma già mi sento un leone.
©
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Commenti (1)
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Raffaella Picotti28 marzo 2008
apprezzo sempre di piu' questo autore capace di immergersi nella vita con assoluta consapevolezza cosi diretta e disarmante questa poesia sa renderci partecipi non solo spettatori ogni emozione si dipinge ogni immagine lentamente lievita negli occhi questo e' talento