Comedìula
Nella notte superba che s’agghiaccia
un immane silenzio senza fine,
il fuoco scuro misterioso avvampa:
è un angelico pianto crepitante,
lento precipitare, sordo suono.
Il destriero di cenere si sfalda:
vidi forme dissolversi nel niente
ed ombre inessenziali spumeggiare
di luminose sfere fluorescenti,
occhi di vento sciogliersi nell’aria
che in grevi nebbie tutta delirava.
Udii passare schiere senza voce
urlare piano in quelle fitte brume
e stelle nere, come stanchi pesi,
gravitare in un sogno circolare.
Erano tutti nudi e senza vita
e nel buio sentivo risuonare
una sola parola: era “fatica”.
Partito dalla fossa velenosa
ristetti ad aspettare sulla riva
che generasse il mare un giorno nuovo.
Nell’azzurro scuoteva la criniera
e cavalcava rapido nel vento.
Dentro la nube fumo, fumo denso
e fatui fuochi come a rischiarare
i volti persi nel lontano sguardo
di luci fisse oltre il limitare,
segnali di un domani senza affanno,
fiaccole infisse dentro il cuore muto.
Discese sulla rupe, spiccò il volo,
tra l’ali s’agitava la criniera.
Vidi la rotta, oltre l’orizzonte,
oltre la sagoma di questo monte.
Seguitando quell’aquila planante,
ne miravo l’incedere elegante
dentro la notte che superba accende
l’eterno ardente fuoco degli amanti.
E nel silenzio immane che si schianta:
un canto angelico, la spada infranta.
Un vento soffice accarezza il viso:
tutto è compiuto, tutto è già deciso,
non c’è più attesa, solo calma pace.
Muovono armonici pianeti d’oro
suoni di sfere, nettare, bagliore,
ché su tutto, oramai, regna l’amore.
©
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