Murales
Tinte accese
a raccontare storie
personali o d’oppressione
povertà comunque
corpi straziati e vinti
sguardi che aspettan risposte
nei volti leggo l’eco
di dignità perduta
e antica gloria
percorro in punta di piedi
vie assolate
nella Città degli Dei
ascolto
racconti di bimbi come persi
negli occhi hanno il fuoco
di giovanili intime rivoluzioni
sono già vecchi
partecipo dal mio angolo
stordita da tanta vita
annaspo il bisogno
di alzare la testa
movimenti lentissimi
una danza indigena
un racconto
mi riconosco
e uno schianto
folle di brividi
corre
sulla nuda pelle
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Commenti (2)
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Orfeo1 aprile 2008
Non siamo congegni meccanici che producono umori e pensieri, siamo qualcosa di eterno, un impasto sublime e osceno in cui germoglia la vita che talvolta mirabilmente si condensa nei corpi bestiali o eroici, ma pur sempre umani, che popolano spaventati questo bastardo mondo contorto. Ecco un esempio di poesia che è anche manifesto, programma, urlo in favore dei vinti. Un'Orma sempre più grande... Avanti così.
Rasimaco2 aprile 2008
poesia molto bella che da un input al lettore a riflettere su quelle miserie umane che tali non sarebbero se... ma l'uomo é... homo hominis lupus per situazioni come quella di cui l'autrice ne ha descritto appena i contorni... bellissima!
