Misere solitudini
Ho rubato alla mano d’un bimbo
il suo ultimo pezzo di pane
e non ho pianto
Vago come una barca assente
al timone il mio capitano
non ha più ricordi
Un fiotto di sangue
scompiglia il candore della pelle
che punge
Il più valoroso destriero
ha perduto gli zoccoli
nell’ultima fottuta corsa
Sul bordo di una tazza ho lasciato
le mie labbra
il caffé era troppo amaro
Nel viottolo di campagna
la serpe s’innamora
del freddo raggio di una stella
Il bruco muore in silenzio
nel bozzolo di seta
e nessuno se ne accorge
Un vulcano prepara la morte
mentre tutti dormono
nella fiducia di un sogno
Nel destino avverso
la luce lentamente si spegne
al canto di una sirena
non ho più parole per dire
quanto mi manco
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Commenti (3)
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Paolo Ursaia12 aprile 2008
Aspra autoanalisi, assolutamente priva di condiscendenza, senza pietà. Linguaggio piano ed armoniosa. Poesia drammatica, e piaciuta
G
Gerardo Dadamo13 aprile 2008
la poesia e' bella ma vuoi esprimere troppi sentimenti in una volta sola. un contenuto altissimo, potevi limarla molto.
Rasimaco13 aprile 2008
introspezione cruda, disincantata, tutta lamarezza della poetessa si riversa in questi versi e par di udire il suo urlo toccante ed avvolto nella malinconia.

