Eclissi
Si dice che per ogni cosa nata
un’altra muore
devo aver fatto morire
qualcosa o qualcuno
involontariamente
ma non c’è stato un grido
un sussulto
un rantolo
che m’abbia avvertita
Quando nascevo
l’altra metà di me era già
cosparsa di notte e d’abbandono
un respiro faticoso e stanco
occhi macchiati dal lacerante destino
una maledizione
gettata con disprezzo da un’ombra scura
che il dito mi puntava
e rideva
Femmina
e perché femmina sia
l’altro gemello non deve aver luce
Madre di natura maligna
sono stanca di vedere morire
di sentire cadere le foglie
impazzite le porte
sbattono ai venti della vita
non ho più stanze di ricordi
d’abitare
dammi la mano e corriamo insieme
fratello mio
ritorna a battere
©
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Commenti (4)
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Paolo Ursaia15 aprile 2008
Sofferenza vera, sussurrata, come è nei dolori veri. Eleganza, e tanta passione. Piaciuta
Berta Biagini15 aprile 2008
grida di dolore coinvolgono il lettore per un simil destino. Un dolore sì grande che ti spoglia. La chiusa ”un urlo lacerante”.
Antonella Borghini Anto Bee15 aprile 2008
non parole ma tracce di vita, scandiscono le frasi di questa poesia a dir poco bellissima, sapientemente intrisa di dolore che non cede il passo all'indifferenza del tempo e alla resa di un fato. Letta col cuore.
Rasimaco15 aprile 2008
sofferenza, dolore vivo, lacerante come l'urlo che sorge dall'intimo di questa poetessa padrona dei cuori che riesce a toccare con i suoi versi sempre malinconici come anche in questo caso per una vita parallela dimenticata nei meandri di una vita non vissuta. stupenda!



