L'ira di Nettuno
Con sapienti colpi di martello e scalpellino
i natali a dato a te, ammaestrata mano.
Dal bianco marmo ha estratto con bravura,
di Nettuno la statua c’ora domina il Baele Piano.
Una fontana con zampilli d’acqua t’incornicia,
in mano un remo in legno t’hanno posto
e cavalli alati ti fanno muta compagnia
con aria dimessa
siedi, appoggiato ad un’otre.
Mi par di capire che non sei appagato
e il motivo di tanto sdegno e sfinimento
il tuo viso lo mostra ma alcuno capisce.
Da quando ti misero in quella piazza al centro
quasi ogni anno t’obbligano ad ascoltare
noiosi comizi pieni di promesse.
Alcuno se chiesto se ti garba questo,
un termine a tutto pone la decenza
nessuno ha capito che anche se di pietra
hai raggiunto il tuo limite di compatimento
e che sogni ogni istante della tua giornata
di mettere mano in conclusione a quel remo
e zittire per sempre quelle insulse fandonie
seminate nel vento come se fosser vere
e per sempre ridare la tanto sperata tregua
alle tue orecchie stanche, anche se di pietra.
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Commenti (1)
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Francesco Scolaro24 aprile 2008
Poesia pervasa di carica di ironia che ci sta tutta e rende benissimo il senso delle giaculatorie che i politici elargiscono a piene mani nei loro comizi, tanto da fare incavolare anche la statua di Nettuno. Molto piaciuta
