Venticinqueaprile
Dimmi di quella notte
scolpita alla canna del fucile
di un fazzoletto rosso
per dire no alla morte
al collo stretto come la fune
che ti aspettava nel cortile
Dimmi degli occhi di tua madre
delle preghiere della rabbia
della disperazione
di quell’abbraccio stretto
di quelle scarpe in più
che babbo tanto non portava
Di quelle urla e degli spari
delle camicie insanguinate
delle corse dentro ai boschi
di quel momento strano
quando nel fondo di due occhi chiari
la nebbia dell’oblio
ti ha fatto sentire dio
Dei giorni senza notte
di notti senza luna
di grida e balli
per la fine dell’ultima avventura
Ora che più non sei
e un bimbo ha il nome tuo
scolpito dentro l’anima del tempo
un sacerdote in clergyman
ci chiama a messa
senza saper più ricordare
da quale demone ci hai liberato.
©
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