Poi
Due incontri d'onorata godùria,
due sere per ritrovare la magnifica confusione
la crisi che una donna fa ad un uomo.
E intravedo come diventare ciò che non sono
che non posso essere altrimenti
che non posso
se mi tiro su, da solo,
per i lacci delle scarpe.
Poi il tuo timore d'inadeguatezza,
confusione
un'altra confusione,
fredda,
crisi della donna, stavolta.
E rien va plus.
Poi quel tempo di soglia,
doloroso.
Ogni alito di vento mi scarnifica
ogni faccia cupa m'aggredisce,
ogni sguardo dolce mi trova trasparente.
E non ci sono più corpi.
Non più volti, né gambe,
né braccia.
Non ci sono più occhi,
non c'è più l'affetto.
Non più l'attrazione. Nessuna.
Non ci sono più donne.
Solo involucri, ghigni,
automi.
Non c'è più il senso.
Qualcuno lo ha tolto
da ogni parola,
da ogni tono di voce,
da ogni libro,
dal suono di ogni strumento,
dai colori dei quadri.
E dal mio respiro.
Dalle mie mani
che fanno e non sanno.
Sono le mani di un altro.
Poi, come dopo un lungo pianto
forsennato
la fatica ti vince
il respiro scende al ventre
ed il sonno, da dietro
ti prende gli occhi.
Ecco il tempo della resa.
Poi altre schermaglie
il no grazie,
il vaffanculo incerto,
la rabbia
e tutto il resto
da rappresentare.
Tempo facile, è vero,
dozzinale ma necessario.
Poi vengono quei giorni
in cui con forza
si chiede fantasia.
Quella profonda
che dal nulla crea,
la si cerca
come respirare
per uscire dal solco.
Poi viene l'oggi.
Che non so.
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