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Amore 9 maggio 2008 · lettura 4 min · 2015 letture

Non sei

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Karapet 60 poesie pubblicate
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sei un lungo filo che seguo al mio interno alle volte forte e teso altre il capo s'intravede ma non si riesce ad acchiappare un filo rosso, senza dubbio ma no non sei un filo sei un pozzo piuttosto profondo un metro e mezzo in cui riposa e gorgoglia tutta l'acqua che serviva ad invitarmi a non uscirne più non sei nemmeno un pozzo, no, ecco, sei una vela col vento potente che la gonfia e son'io che soffio soffio forte per svuotarmi anzi, guarda, non sei vela sei un macigno trascinato da una sciarpa di seta che docile si lascia muovere rotolare per il pendìo non so se in discesa o per la china che percettibilmente sale per esser più precisi non sei una pietra ma una marionetta di legno e smalto che ho ingoiato senza strangolarmi ma dai, non scherziamo, quale marionetta? sei un leone bellissimo pigramente indolente che si lecca i baffoni inzuppati di sangue ed io, che prima ero pasto sarei ora cacciatore ma ho sparato e sei fuggita con la cadenza di un valzer triste mostrandomi il tuo culo sporco d'erba non un leone sei ma una immagine del sogno cangiante fatta d'occhi, capelli ed un sorriso inafferrabile carne e odore, invece non li rammento niente immagine di sogno, sei una vespa che m'ha punto non sei una vespa, ma una forte antagonista coriacea, speculare e mai doma un magnifico nemico da portarsi sempre nella valigia della partenza nel viaggio che ti vorrebbe svanire no, non sei neppure antagonista sei piuttosto una grande statua lucida di bronzo, d'oro forse io mi sporgo, ti giro intorno, faccio salti indietro ti guardo da sotto per aver l'impressione che ti muovi ma tu sei ferma e nemmeno l'afa dell'agosto ti perla di sudore l'espressione intimorita né statua né vespa antagonista sei un solco nella mia strada sterrata tanto profondo che comunque studi la mia manovra mi attrae quel cammino di minor resistenza e minor fantasia non sei una statua ma la passione furente dei miei due occhi spenti, gonfi, tumefatti che si beano di quei lampi bianchi vaghi ed indistinti nel buio più denso non una passione vera, certo, ma un racconto, un fraseggio tutto fatto di parole un assolo, un monologo da snocciolare ai miei nipoti adulti non sei parole, piuttosto uno spillo finissimo al quale impiccare un corpo giovane coi pensieri più vecchi niente spilli né cappi una rete a strascino questo sei e il mare prima noioso diventa di colpo pescoso sei anche il sorriso soddisfatto del pescatore che la issa osserva veloce i pesci più grossi pensando già al prossimo lancio non sei rete né pescatore ma una frana silenziosa ed imbarazzata il rovesciarsi disabitato della sedia il cedere minimo del più piccolo chiodo lo scivolare non visto del foglio appeso con uno sputo niente che cade o rovina ma metà donna metà palude a me piaceva la donna e mi son accaparrato la palude in ossequio all'antica genìa dei proprietari di terre non la mia personale palude ma uno sforzo mnemonico un cappello troppo stretto un puntiglio fotografico e documentario la corsa infantile ma cieca che ti rompe finalmente il fiato non una memoria che si perde ma un gigantesco iceberg che sembra ora dissolto in nebbia sarà lontano abbastanza? oppure in avvicinamento? non so... io aspetto almeno che rischiari non sei un pezzo di ghiaccio alla deriva ma un cerchio, un altro giro, un'altra corsa e la pausa silenziosa e senza fiato prima del resto non sei nemmeno questo ma un gancio calato dal cielo che ho scambiato con sottile perfidia per un gancio da macello ma verrà il giorno magari oggi che tu non sarai che quello che sei stata.
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Commenti (1)

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Marina Como10 maggio 2008

La tecnica del flusso dei pensieri che trascina e travolge il lettore in un amore dove trapela anche la rabbia e lo sconvolgimento. E noi seguiamo le scene surreali di una lei cangiante come il pensiero.