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Sociale 22 maggio 2008 · lettura 2 min · 5394 letture

Villon

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Davide D 53 poesie pubblicate
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Lo chiamavano Villon e non era poeta ma studente des Lettres nel quartiere latino, di madre casalinga e padre operaio entrambi immigrati, ma lui parigino. Per restare a Nanterre faceva di tutto lo sguattero, l'interprete, il traduttore e non sapeva cosa fosse la patria e non sapeva cosa fosse l'amore. Eppure la rivolta la conosceva sui libri ma liberté ed égalité erano solo parole, eppure aveva amato attraverso i poeti ma mai sentito battere il suo cuore. Ma una sera, alla Chaumiére, c'è tanta gente e lui, in disparte, se ne sta a guardare quando s'avvicina il destino, dagli occhi azzurri e imbarazzata, gli chiede di ballare. Henriette era borghese, ma aveva un cuore che batteva per uno studentello senza nome ma quella sera, deposti dubbi e timidezza lei gli parlò, senza sapere come. E Villon ballò con lei tutta la sera e Villon sognò di lei tutta la notte ma ciò che vinse con lei, con quel suo amore fu l'imbarazzo delle sue scarpe rotte. Maggio. E nell'aria si respira la rivolta e per il proletariato, per demografia gli studenti occuparon la Sorbona ma per le autorità fu una follia. E gli ideali finirono in sordina e gli idealisti finirono in galera ed i dettagli, forse anche i più tristi finirono sul Corriere della Sera. Ma ciò che i giornali non riportano o preferiscono non riportare fu di un pazzo che fece resistenza e costrinse i gendarmi a sparare. Henriette vide crescere il suo ventre e la rabbia vede crescere nel cuore per quel bimbo che cresce senza padre, per se stessa che vive senz'amore. Lo chiamavano Villon e non era poeta ma studente des Lettres nel quartiere latino... alla patria lasciò questo ricordo, all'amore lasciò il suo bambino.
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Il riferimento al Corriere della Sera non è anacronistico, ma allude ad alcuni ritagli sul coinvolgimento di De Gaulle nell'avvenimento!

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Davide D
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Commenti (5)

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Testo poetico interessante e avvincente, ottima struttura e lessico rende il testo scorrevole e musicale dando sensazioni malinconiche miste a rabbia!

Nicola Steva23 maggio 2008

La prima reazione è: ”non ho parole! ”... Una canzone di antiche gesta... Un poema epico...

Angela23 maggio 2008

l'autore che vuole essere definito un cantastorie lo è sicuramente e alla grande. ci regala forti emozioni con questa sua splendida storia-poesia dal sapore epico che sembra scritta sulla falsa riga della - ballata degli impiccati - del poeta Villon anzi vorrei osare dire che la supera in bellezza. è un canto d'amore disperato come disperato è il ragazzo che si chiama villon come il poeta maledetto e che proprio come il poeta è conosciuto per le sue imprese poco edificanti (i moti del 68 all'epoca in cui si svolsero vennero considerati atti deliquenziali) ma sotto la facciata nasconde un animo nobile e romantico. nella sua morte in difesa degli ideali il suo grande riscatto morale e nel suo bambino (ormai di 40 anni) se la storia è vera (forse ci furono tante storie simili a questa) vive la più dolce testimonianza del maggio francese non ci si stanca mai di leggere e rileggere questa poesia un sacco di volte

Clelia Maria Parente23 maggio 2008

Una poesia da brivido in cui l'autore ha descritto le emozioni, che spesso provarono i ragazzi sessantottini, che vissero sulla propria pelle quella triste realtà solo perché credevano veramente in un mondo migliore fatto di libertà... Emozionante e piaciuta

E
Eleonora Strazzante31 luglio 2012

M'è piaciuta moltissimo questa poesia,è straordinariamente profonda, induce molto alla riflessione. Devi essere un profondo conoscitore dei moti rivoluzionari in Francia! Interessante nelle rime, stile di scrittura coinvolgente e scorrevole, non ho parole per descrivere questa bravura autentica e meravigliosamente accattivante! Complimenti