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Fiabe 27 maggio 2008 · lettura 2 min · 1466 letture

Leggenda d'Alhambra

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Phersu 20 poesie pubblicate
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Fangosa ed erta è la via, conduce alle aspre Alpujarras verso l'esilio oltremare. Boabdil il califfo dal bianco cavallo sosta, sull'altura spoglia, s'arresta e la mira, magnifica Elvira. Eccola, stretta tra le braccia cullata dalle sierras maestose abbaglianti, candide cime di bianco ammantate. Dai colli Albaicìn e d'Alhambra dal fiume Darro scavati, sulla verde vega dolcemente adagiata, Granada ”la bella” è caduta. Piangono, i nazariti d'Iberia, all'Atlante degli avi il mesto ritorno. Mudejar è la gente che resta, non vuole partire straziante è il dolore la natia terra lasciare. Tramontato, el Andalus da' romanzieri e poeti cantato, fiabesco regno nella Betica terra. Isabella, di Castiglia regina da lungi la brama la splendida Elvira, al popolo annuncia ”ganada es Granada” Granada è presa. Mute, son ora le strade del bianco Albaicìn di case nel limbo, di porte sprangate. Sospira e piange Boabdil il califfo, mai più udirà dolce concerto limpido canto di zampillanti fontane d'acque segrete e domate, incantato giardino al Generalife. Lassù, sul colle svettante, dominante la vega che il fiume Genil taglia e disseta, Qal'at al-Hamra, fortezza rossa ultimo invitto bastione d'orgoglio andaluso silente saluta il Nazarito signore. Boabdil il califfo per l'ultima volta, la guarda ha donato Granada senza colpo ferire dalle cristiane bombarde lui l'ha salvata. ”Addio, magica Elvira di rara bellezza vestita, Il mio cuore di sangue grondante, ti saluta amante perduta. ” Sulla via da Granada a Motril ancor oggi chiamato, maestoso e solitario sperone roccioso, ”El suspiro del Moro”
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L'autore
Phersu

La modestia non è mia amica, perché essa non contempla l'orgoglio. Nella mia umiltà, sono orgoglioso di ciò che sono e di ciò che scrivo. La mia terra sono le montagne emiliane, dove i Celti costruirono i loro calendari di pietra ed adorarono i sacri boschi. Le tribù dei Liguri furono mie antenate, vissero in pace per

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