Asfissia
Soffoca d’afa questa linfa morta,
boccheggia agonizzando nella pozza
e si trascina sulla strada torta
che il tempo orrendo boia sempre mozza.
Anela senza più speme di sorta
il greve passo là dove s’abbozza
nel buio lo spiraglio d’una porta,
ma l’alito di vita vi si strozza.
Cadono vuote, ondeggiano nel pieno
dell’atra luce al vento d’abbandono,
precipitando, voci senza freno;
s’infiamma l’aere verminoso: tuono!
Purificante fiamma di baleno.
-Rinascerò da ceneri di suono-
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Commenti (1)
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Silvia Po3 luglio 2008
Trovo molto interesante la modernità del contenuto- non però privo di reminiscenze letterarie- soprattutto se affidata a una forma intramontabile quale il sonetto. Penso possa esere valido esempio di quello che la poesia può rappresentare oggi, espressione che se non sta tra originalità e riutilizzo di moduli formali consolidati, per quanto galvanizzati, riadattati o camuffati, rischia davvero di essere passe-partout per mosche che volano. Avrebbe perso in originalità se formata da una diversa impalcatura metrica. Molto molto bella.