2 Novembre
Dietro l’ultima porta
oggi è festa
e c’è un grande vociare;
un anno di pallida attesa
acquista colore.
Gente anonima e obliata
veste l’abito buono, quello scuro,
fatto dal sarto migliore.
Anche fuori è un gran casino.
Come al mercato
o alla fiera paesana
c’è un grande fermento.
Solo un angolo è mesto
dove un vecchio cappotto
insiste stordito
con mano tesa e ignorata.
Mano profana
che disturba la quiete
e la gente
assorta nei propri pensieri,
di niente ha bisogno,
“No, no grazie” poi sbuffa.
Il giro d’affari aumenta,
mentre il sole già spento
sfuma i colori
dei fiori senza profumo.
L’omaggio distratto o sincero
è stato espletato e
i cuori dei tanti, sopiti,
ritornano a casa.
Il freddo è pungente
e i petali marci olezzano l’aria.
Il vecchio cappotto è sparito,
forse ha varcato l’ultima porta.
Speriamo almeno
che il prossimo anno
qualcuno ricordi
quel vecchio cappotto:
in fondo un fiore
è sempre gradito.
©
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Commenti (1)
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Danielinagranata5 luglio 2008
ho trovato questa poesia molto struggente, pur nella sua tristezza mi è piaciuta molto
