La Domenica delle Calme
Son tutte calme
le donne del mondo.
Il punto, invece,
è che io sfondo,
grondo voglia,
fame e sete,
e non letargo
né di pescare il mondo
zitto con la rete.
Dico,
anch'io son uomo
e chi mi vaglia?
chi mi cuoce nella teglia,
chi m'affonda
nella faglia?
A quello che sfiorisce
a perso, a scialo,
regalo il ringhio
che zittisce
faccio vela del lenzuolo
compro e perdo
il mio cuscino
secco secco
gonfio gonfio
ben poco adatto
a non si sa che volo.
E poi il volo non mi piace
mi piace il mare,
l'azzurro fitto
le correnti
sul letto, esattamente,
ne stanno due
ed alternanti.
E' quello il gioco che mi piace
perché uno giace,
l'altro ricuce
lo strappo del contesto,
e viceversa.
Ma non giacciamo troppo,
facciamo attrito!
Se almeno t'inclinassi
invece pensi, scruti
t'arrovelli
e muovi esattamente
zero passi.
Lasciàti andare,
lasciati fare
dal manzanarre
ai reni,
dall'arco della schiena
alla mia pena.
Allo sfrinire scemo
dell'orologio,
con le persiane spente
a questo sole mogio,
in riga, in fila,
ad una una
si fanno le domeniche
di gesti incerti
e tranquillanti.
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
Commenti (0)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
Ancora nessun commento. Scrivi il primo!