Marte degli avi
Tempeste perenni
muovono
immense nubi
di minuta sabbia
che sferza il tuo viso
con ruvide carezze.
Maestosa sfinge
sull'arido e rosso suolo
di Marte poggiata,
paradiso perduto
da cicatrici profonde solcato,
letti di fiumi
di acqua svanita,
quasi spenta ogni vita
sul desertico manto.
Testimone muta
di civiltà, estinte
da innumerevoli lustri
sull'infecondo pianeta.
Impassibile fissi nel cielo
una stella, azzurra
di pallida luce irradiante
chiamata Ter Ra.
©
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L'autore
Phersu
La modestia non è mia amica, perché essa non contempla l'orgoglio. Nella mia umiltà, sono orgoglioso di ciò che sono e di ciò che scrivo. La mia terra sono le montagne emiliane, dove i Celti costruirono i loro calendari di pietra ed adorarono i sacri boschi. Le tribù dei Liguri furono mie antenate, vissero in pace per
Commenti (2)
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Rosy Marchettini21 luglio 2008
Con questa poesia l'autore ci ha permesso di visitare Marte questo pianeta che è un "paradiso perduto", solcato da profonde cicatrici. come sempre Phersu ci regala poesie splendide! Che FANTASTICA FANTASIA!!!
Frammento10 ottobre 2008
...ed io scalza mi perdo... Immensamente bella e profonda... Un bacio

