L'acquazzone
Come fontana scrolla l'acquazzone
tra lo scrosciare dell'acqua
e il delirio del vento nella piana
tersa di sudore i campi stuprati,
neanche, frusciano tormento.
Il ghigno nelle faville che il sole
distilla inutile immilla le falci;
è calce nei solchi selvaggi.
Sui germi divelti dal grembo
la Terra plettra al Sole la morte
dei figli. Dolore materno
quello più degno. Sole non duole.
Nel mio alveare ancora scrivo,
ma il caos è pioggia al linguaggio,
se lo scoccare nella toppa
e il ciabattio di chi si sveglia
recitano la mia nevrastenia
non basta la morte dei fiori
computo al placido sonno
di chi la schiena piega nel grido
e falci fisse non disvia
a sedare il tremolio della mano
cadenza di diastoli vane
in sillabe d' ulivi e d' allori.
©
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