488 lettori online · 359.751 poesie · 7.625 autori
La Piazza Entra Iscriviti
S Scrivere Poesie & Racconti
Pubblica
Home Poesie Dialettali
Dialettali 26 agosto 2008 · lettura 1 min · 1126 letture

Schiavitu'

A
Alberto Canfora 22 poesie pubblicate
+ Segui
Sei muratore? Sei capace a riccoje er pommidoro? Co trenta euro ar giorno te dò l'oro ma devi lavorà quattordiciore. Te vali quanto un pieno de benzina. Pò i sceje da dormì indò te pare. Nun è una schiavitù. Né una rapina. Viè a lavorà co me, farai un affare. Potrai dormì pe strada o a li giardini, o ne le case rotte. Lavora bene e ciavrai li quatrini. Si fai casino pijerai le botte. Hai capito Maurì? J'ho detto questo. E' stato zitto e nun m'ha detto gnente. Si me denuncia arischierà l'arresto. Come se move è sempre lui er perdente. E' grandestino, dice ch'è dottore. Si me denuncia se farà quattr'anni. Nun so' razzista, credo ner Signore, so' socialista e contro li tiranni. Però de certa gente nun me fido. La dovemo tené co la bacchetta. Io ch'ho sentito tutto, no! Nun rido! Vorebbe vé de un giorno la vendetta.
♥ 0 💬 2
© Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
A
L'autore
Alberto Canfora

Sono un romano che ha più anni di quanti ne possiate immaginare. Passo il tempo libero che ho dai 14 anni di professione "pensionato", giocando con un po' di Muse continuando a studiare, come ho fatto sempre. Ho iniziato a divertirmi, facendo bassorilievi di Roma Sparita, poi con gli acquerelli di paesaggi e scorci di

Tutte le opere →

Commenti (2)

Accedi per lasciare un commento.Accedi
mp47pasquino26 agosto 2008

Anche se c'hanno un nome quanno arzeno la testa senza comprimenti je damo de bastone nun è pe menaje ma pe faje na'gran festa. Scusa ma me l'hai tirata, La tua è stupenda c'ha er timbro de la romanità, ner mentre score te fa' restrigne er core sai che te dico te commento con onore.

B
Benito Ciarlo21 settembre 2008

"Non siamo noi che siamo razzisti... sono loro che sono napoletani. " Sembra ieri quando Giobbe Covatta stigmatizzava così certe ipocrisie. Qualcosa nel frattempo è cambiata. In peggio, come ben evidenzia l'ironia di questa poesia in romanaccio DOC.