Mamma
Solo gli occhi si alternano di luce
fragile corpo che non ti appartiene
leggera come piuma nella brezza
pesante la distanza dei ricordi;
le ossa che trafiggono lenzuola
feriscono pupille impreparate
e cerco nelle forme spigolose
il morbido giaciglio di un sorriso.
E adesso che ho bisogno di un consiglio
recidi il mio cordone fatalmente
ma è tuo soltanto il volo d'aquilone
nel cielo di una luce che guarisce.
Imbroglio il tempo con le mie illusioni
parlandoti di giorni a te preclusi
innalzo palafitte sui pendii
di dune fra tempeste d'acre sabbia
e trema la mia mano sul tuo viso
cercando l'attenzione di uno sguardo
vorrei parlarti ancora della vita
che un po' mi togli se tu non mi parli.
E sgrano ore di contraddizione
volendo salutarti e non lasciarti.
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Commenti (3)
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Paolo Ursaia27 agosto 2008
Oliviero ci regala una GRANDE LIRICA, intrisa di dolore, di amore, di sofferenza non di facciata. Sofferta, molto apprezzata.
Rosy Marchettini27 agosto 2008
Poesia meravigliosa! Dolcissima dedica a colei ha amato l'autore e sempre lo amerà! Commentare una simil ode non mi sembra opportuno! I versi scritti con l'inchiostro del dolore devono solo esser letti ed innalzare una dolce preghiera e per quella mamma affinché viva nella Luce divina e per l'autore dalla cui anima sgorgano lacrime di sangue! Piaciutissima! Mi sono comossa!
Triste27 agosto 2008
"Ma è tuo soltanto il volo d'aquilone..." Già...l'ultimo viaggio si fa da soli... E' di una tristezza infinita... Lei è appena partita e già ti manca da morire... Toccante e bella.


