Zero
e così camminiamo
sul baratro
sull'incandescente affilato
filo del rasoio
barcollare alla luce del giorno
che arriva
gridare sullo specchio screpolato
del tempo
che ci ammala
e ci uccide...
passeri solitari
lupi nella notte
nero scalpitare di passi
appesantiti e pazzi...
accingersi alla morte
come un ruminare perpetuo
di bestie
da mandare al macello
come un orso ferito
e schiumante
e sudato
poi arrivano le grida e i lamenti
la pazzia non piange mai
antico stornello di umori
vizioso vagare di occhi
stupiti
al di fuori del tempo che passa...
la morte puo' essere un tormento
la morte ci adotta nel buio
di un insonne dolore di fianchi
e sospiri recisi
coetanee mattanze
fugaci passionevoli calamita'
se solo potessi scoparti
stanotte
in questo magico
accavallarsi di idee
in questo lunatico oblio...
terremoto e sazieta'
onore e disfatta
ho abbracciato
e stuprato ogni essenza del male
ho scoraggiato e infangato
ho martoriato
e reciso
ho affondato per sempre
il mio corpo
e il mio stomaco
e il mio cuore balbettante
ho seviziato la mia volonta'
e il mio coraggio
ho donato rancore e disdette
ho scopato e deriso il mio sangue e
il mio volto
sono dio
a momenti
in questo inferno di fari
genuflessi
in questo maniaco dileguarsi
tra la folla
in questo corteggio di fate
tremebonda e di specchi
da cullare...
ossigeno e balbuzie
origine e imperturbabilita'...
misericordia del mio fragile impazzire.
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Commenti (1)
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Jo Spurs10 settembre 2008
la poesia è bella e le immagini mi piacciono molto. un trapano piantato nello sterno, non c'è che dire. a titolo personale, mi sa che sei solo all'inizio del viaggio.
