Un grido
vita
trascorsa nella vanità
cattiva imitazione
poi il tempo
nel suo superbo incedere
irreversibile
ti muta
lettura faticosa di un diario
che specchio non è
ma come effimero specchio
t'acceca
non ho mai avuto età
mai
paura di perdere
or mi ritrovo
a gettar via le ore
e mi spaventa l'avvenire
non posso liberarmi
catena
al condannato che con ultima voce
chiede aiuto e grazia
a un dio qualunque
per la sua anima in pena
prima della morte
©
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Commenti (3)
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Berta Biagini18 settembre 2008
Pensieri che giungono in un certo momento della vita e che ci rendono la stessa quasi insopportabile. Molto apprezzata.
Rosy Marchettini18 settembre 2008
A volte viviamo momenti in cui si esiste, non si è, sentiamo d'avere ai piedi catene talmente pesanti che non si riesce a fare un passo senza soffrire, bilanci di noi stessi non ben approfonditi ci lasciano la bocca amara. Bellisima poesia condivisa in ogni sua parola
Paolo Ursaia18 settembre 2008
Versi che evocano ansia, asfissia dell'esistere; poesia intensa, elegante, piaciuta


