Lauda
(nunzio- discepolo)
Madre, stella del cielo,
stendi pietosa un velo
sulla miseria umana.
Il frutto del tuo seno,
appeso, viene meno
travolto dal veleno
del mondo in gran fiumana.
Dall'alto del declino
il figlio tuo divino
pende col capo chino
e ogni speranza frana.
Quale all'odor del sangue
sulla preda che langue,
fulminea come un angue,
la belva si scalmana:
un odio sì feroce
l'inchiodò sulla croce.
Si perde la sua voce
inascoltata e vana.
Chi predicò l'amore,
sommerso dal terrore,
ammutolito muore,
ecco la legge arcana.
(Maria)
Figlio, con te trafitto
pure è il mio cuore afflitto.
Per quale mai delitto
tal pena disumana?
(Gesù)
All'uomo in mezzo al male
devo esser solidale
a che mia morte vale
come unguento che sana.
Delitto fu l'amore:
versàtelo nel cuore,
è unguento di dolore,
ecco la legge arcana.
Ma in cuore quale seme
che nell'inverno geme,
madre, ecco la speme
che dalla croce emana,
germoglierà più bella,
candida pecorella,
splendente come stella
la nuova stirpe umana.
©
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Commenti (3)
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mp47pasquino18 settembre 2008
Superbe e soavi le parole, l'ingente pena ha trasudato sangue, al posto della pena la passione fu più fiera al contro le barbarie inflitte ed il costolo bucato. A ben rileggerti
Paolo Ursaia18 settembre 2008
Lirica dotta, accuratamente, mirabilmente costruita, cui non difetta l'intensità dell'emozione. Piaciuta
B
Benito Ciarlo20 settembre 2008
Va oltre l'esercizio - per altro perfetto: diventa poesia che coinvolge e stimola. Il rantolo di speranza attribuito a Gesù appeso alla Croce, riprende il tema evangelico - senza enfasi - ma commuove allo stesso modo.

