Gengis Khan

Gengis Khan
di notte, nella tenda,
tracciava arcobaleni
per fermare la tempesta.
Povere cose aveva
per far questi disegni:
la sabbia, il sangue,
le pietre aguzze dei deserti.
Il giallo, quello chiaro,
riusciva a immaginarlo;
il viola gli esplodeva
ai lati del cervello.
Il verde lo sapeva,
era tenerezza, un soffio di carezza.
Ma l'indaco del mare
da sempre gli mancava,
da sempre lui sapeva
che l'assenza fa soffocare.
Può farti amare
un mare
che mai potrai guardare;
può farti amare
il mare
dove non ti potrai bagnare.
E lo vorrebbe bere
tutto
quel maledetto mare,
che si ritrae,
mentre lui vi vorrebbe annegare.
©
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