Urla anima mia

Furore celeste
qual rabbia ti mosse
a render veemente
l'inerme creato
quel fulmine scosse
la trepida aria
improvvisa piombò
nera la veste
di un cielo che spoglia
man mano i suoi veli.
Umano furore
da rabbia si mosse
per rendere inerme
un'anima scossa
qual fulmine venne
a bruciar ogni mossa
ora che il cielo
s'ammanta del nero
di cupi pensieri
che cadono a velo.
Muto il mio grido
è un tonfo nel vuoto
aspetto che il vento
raccolga quel grido
e ne urli il dolore.
©
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Commenti (2)
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B
Benito Ciarlo19 ottobre 2008
Linguaggio degno dei classici in una poesia che appare maiuscola. L'immagine conclusiva che propone al vento di amplificare e diffondere il grido di dolore, corona degnamente i parallelismi tra l'uragano e lo stato d'animo descritto dall'Autore.
Antonio Biancolillo21 ottobre 2008
Tante volte riusciamo a perdere letture stupende come queta poesia. Molto profonda nel contenuto e nella esposizione in versi. Una chiusa molto bella conclude nella complicità voluta del vento per portare il proprio grido di dolore in un eco infinito per quanto forte è la sofferenza che sente. Piaciutissima. A rileggerti.
