Alfabeto mobile
A, che ancora si domanda
il perché di quella spranga
messa lì, ad evitare
ogni entrata di piacere...
ed osserva con invidia
B, con tutte le sue forme,
mentre spinge C che dorme
ripiegata su se stessa.
D, con fare snob,
dà le spalle ad E, che abbraccia,
con le sue tre lunghe braccia,
F, sua sventurata sosia.
Ed intanto G si sveglia,
urtando H, mentre sbadiglia;
ma questa, integra e silenziosa,
rimane immobile nella sua posa.
Posa che I, così magrino,
sfrutta per starsene al riparo,
visto che L, suo gemellino,
ha solo un piede in più di lui.
M stà al centro e osserva tutto,
così regale, di tutto punto;
qualche consiglio, di tanto in tanto,
a N, suo giovanile amico.
O si gira sempre intorno,
confondendo inizio e fine,
disturbando P che pensa,
infastidito da quel rumore.
Almeno Q vi ha messo un fermo
e non ci prova più a girare,
anché perché R gli fa timore,
così aggressivo e cos' volgare.
Invece S scivola via,
sibilante provocatore;
punzecchia T, che, messo in croce,
di sicuro non può reagire.
Intanto U vede la fine
e tenta sempre un'inversione,
ma accanto a lui, a gambe aperte,
c'è sempre V che lo distrae.
E a chiuder tutto, con tre cerniere,
c'è Z, impavido guardiano,
che all'insistenza delle straniere,
grida "qui, non entra più nessuno"!
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
Commenti (1)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
Rosalunare31 ottobre 2008
Molto carina questa tua poesia, e più profonda di quanto non sembri a una prima occhiata... hai utilizzato simpatici versi, quasi una filastrocca, per far riflettere su temi non di facile menzione... davvero piaciuta
