Quand'ero bambino parlavo con i miei giocattoli

Quand'ero bambino parlavo con i miei giocattoli
l'uomo bianco è come un serpente
che si mangia la coda per vivere.
Volevo essere grande, libero e generoso
dare voce al mondo guerriero con archi di legno e frecce d'ombrello
e spingere il popolo verso l'altra sponda
là dove le ceneri dei padri
coprono di silenzio gli animali del bosco.
L'uomo bianco non è capace d'amare quello che Dio ha creato
il suo occhio d'aquila vede solo prede
i suoi cavalli hanno gli zoccoli del diavolo e continuano ad insudiciare la terra
ancora poche lune
e l'uomo bianco soffocherà nel suo letame.
L'uomo bianco non capisce che l'inverno non appartiene all'orso
la sua benevolenza semina ombre di sospetto
la terra velata di ghiaccio tradisce anche l'acqua più chiara
il gelo dei deboli accende una nuova disfatta
per la tribù della valle dei piani.
Quand'ero bambino parlavo con i miei giocattoli
un coltello di legno per lo scalpo dell'uomo bianco
una pelliccia d'orso per la madre degli uomini rossi
pelli di daino per il cuore della mia donna
ed una tenda tra bestie a vestire la vita.
Quando il vento si leverà la terra avrà digerito il serpente
alla terza desquamazione libertà di scegliere
un angolo di cielo senza nuvole e solo fratelli in cammino
in un giorno per tutte le cose
sui piedi del caso.
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L'autore
Gian Genta
Gian Genta 64 anni è nato Savona dove risiede. Personalità complessa ed inquieta, autodidatta, si dichiara impegnato nel rifiutare ogni principio accademico, sia per soddisfare la ragione dei suoi errori, sia per non sentirsi strozzato dalla gratitudine verso un qualche maestro. Come scrittore nel 2002 esce la sua pr
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