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Erotismo 6 dicembre 2008 · lettura 3 min · 4685 letture

Clorinda la strega

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Davide D 53 poesie pubblicate
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C'era un uomo che era infelice da quando non faceva più le cose che gli uomini fanno quando hanno l'uccello all'insù. In paese si sparla per niente, figuriamoci la frenesia quando infine seppero tutti che il suo uccello è volato via! Ma lui non voleva saperne di restare in eterno così piuttosto, si disse, meglio morire che averlo solo per far pipì. Ma d'un tratto gli venne un'idea immorale, ma chissenefrega attese la notte e corse nel bosco a cercare Clorinda, la strega. Ma i ragazzacci di strada spiando l'uscita notturna lo vedono andare nel bosco con aria un po' taciturna, lo vedono bussare alla porta di una squallida catapecchia la porta si apre, lui entra e scorge Clorinda, la vecchia. "Clorinda, ti prego, ti pago se vuoi ma tu non deludermi adesso, ti prego per tutto l'oro del mondo ma tu risolleva il mio sesso". E Clorinda, la buona vecchietta vicina oramai agli ottanta gli dice: "Posso aiutarti, però ricorda, non sono una santa". "Tu chiedimi qualunque cosa" risponde "ripeto, qualunque ti giuro che io ti ripagherò ma adesso passiamo al dunque". E Clorinda, la buona vecchietta afferra uno strano libello, legge una formula arcana e... gli drizza di colpo l'uccello. E lui le cade in ginocchio le esclama "Tu sia benedetta!" e la strega gli strilla: "Ti pare giusto parlare così a una vecchietta? Piuttosto" continua, seccata: "mantieni il tuo giuramento". "Tu dimmi che vuoi ed io te lo do in questo preciso momento". "Benissimo!" esclama la strega "ti chiedo un piacere solo: cala le braghe e fammi vedere il mio capolavoro". Arrossendo per la vergogna, lui vorrebbe sottrarsi a quel gesto ma in fondo, riflette, c'è di peggio e mi accontento di questo. La strega spalanca la bocca e resta a sbavare perplessa, gli dice: "Se è opera mia, ho superato me stessa! Mi spiace, non posso lasciarti andare con questa scultura, mi merito almeno di esser la prima a saggiare la mia creatura. E non provare a scappare, se vuoi che ti lasci il piccino!" al che, il povero diavolo si rassegnò al suo destino. Ma i ragazzi, rimasti a spiare starnazzano, sul più bello: "Gli ci voleva la strega a raddrizzargli l'uccello!".
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mi sembra sia stato colto solo l'aspetto più superficiale del mio testo. Pur nell'apparente levità del racconto, ho trattato un tema delicato, quello dell'impotenza, e non solo sessuale, ma l'impotenza dei tanti che, non confidando più nella razionalità, ricorrono molto spesso a soluzioni dettate dalla superstizione e dall'insicurezza. Il che, più che una favola, mi sembra una drammatica realtà!

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Commenti (1)

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Mariasilvia11 dicembre 2008

Una favola dal sapore ironico ma vero. Particolare e fuori dall'idea dell'erotismo proprio. Non superflua. Bene la nota. Letta volentieri!