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Ribellione 7 dicembre 2008 · lettura 3 min · 3910 letture

Le notti bianche

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Davide D 53 poesie pubblicate
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E adesso che mi chiami dottore mi sento più stupido di prima, sarà che continuo ad essere studente o che continuo a scriver con la rima. Lo dicevano gli amici ed i compagni che siamo nella merda, su per giù eppure in questi giorni si respira un'aria che non si sopporta più. Ma dove sono quelle notti bianche trascorse con la buona compagnia, dove le veglie squallide e romantiche a scongiurare la malinconia? Non t'importava se fossi fedele ma ti piaceva la mia libertà di credere in un dio, in un ideale cui consacrare la mia dignità. Eppure, giuro, ho smesso di cercare una parola, una verità assoluta non come quando avevo sedicianni, quando giocavo a bere la cicuta. E tu che dici di non far rumore, di preservare la nostra onestà ma continua a piacerti far l'amore per quale ragione, non si sa e tu che dici sempre che sai tutto spiegami adesso, spiega come mai non sai sanare la contraddizione di avere me e stare in mezzo ai guai. Eppure i guai noi non li abbiamo chiesti né cercati, ma son venuti loro a mettersi tra noi e i nostri vent'anni, ad impedirci di spiccare il volo. Non siamo stati poi così egoisti da non guardare oltre il nostro naso, ma se questo è il prezzo dell'ardire forse alzare la testa non è il caso. Ma in quelle notti folli e disperate uccidevamo il male e l'utopia, opponendo alla scienza e al conformismo i versi della nostra poesia. E quando correvamo per le strade ad inseguire la felicità ci sentivamo liberi di credere che proprio quella fosse la realtà. Ma adesso che mi chiami dottore non so se n'è valsa la pena fuggire dalle tenebre del volgo per fingere di stare sulla scena. E adesso che stanotte sta finendo e tutta addormentata è la città non so perché, mi sembra così bella più di quanto lo sia nella realtà. Sarà che sto invecchiando già da ora o che mi assale un po' di nostalgia, eppure passerei tante altre notti a scongiurare la malinconia. E questi sono versi un po' per tutti di cui il dottore si vergognerà, ma prova a ricordarli al Cantastorie che fiero più degli altri ne sarà.
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E' la prima volta che scrivo una considerazione, né sarò qui meno che mai esauriente, data la complessità del testo. Anzitutto il titolo, di chiara ascendenza dostoevskjiana, si presta ad almeno quattro interpretazioni: la prima richiama il suddetto modello russo; la seconda, il fenomeno consumistico della "notte bianca";la terza, la più generica accezione di vita notturna; e l'ultima, forse la più profonda, si riferisce a questa stessa vita notturna, caricata però del valore artistico della boheme cittadina. Fatta questa premessa, è necessario accennare al travagliato clima in cui questo testo è nato, il clima di contestazione del 2008, giusto quarant'anni dopo i più celebri moti dei sessantottini. Circa un anno fa, alla vigilia della sua laurea, il futuro autore di questo testo si trovava diviso tra la sua condizione di studente, che nella contemporanea occupazione delle sedi universitarie rischiava di non laurearsi, e quella più intima di simpatizzante. Da questo conflitto tra il "dottore" e il "Cantastorie" nasce questo testo, uno dei più poliedrici del suo autore, in quanto vi confluiscono i vari motivi della sua esperienza umana e poetica: la vita, l'amore, la storia, la filosofia, la politica... tutto sullo sfondo di una realtà complessa e in continua trasformazione!8 novembre 2009
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L'autore
Davide D
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Commenti (2)

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mp47pasquino7 dicembre 2008

Poesia, tema e parole azzeccatissime tra rime e musicalità non indifferenti che lasciano il piacere della lettura indipendentemente dal tema che è di per se valido ed attuale. A ben rileggerti.

Cuccu Anna Maria8 dicembre 2008

Poesia molto originale sia per il tema sia per lo stile. Rimpianti per i tempi in cui prima di essere diventato "dottore" l'autore Inseguiva utopie e ideali insieme alla sua lei o in altra compagnia scongiurava la malinconia. Apprezzata.