Presepe

Magi e pastori, pecore e agnelli,
tornano ogni anno a popolar lo sfondo,
di quel bambino che conquistò il mondo,
di quel Gesù che domò cuori ribelli.
Tra le mie cento statuine d'argilla,
splende fra tutte quella di un pastorello,
che certamente non è il più bello,
ma che ai miei occhi il ricordo scintilla.
Rivedo mio padre che or non è più,
porre il pastore in remoti presepi,
quando bambino cercai tra le siepi,
muschio e pietrine da mettere su.
Oggi il pastore è privo di braccia,
ed un sol piede lo regge ancora,
un posto d' onore avrà come allora,
quella intrigante e dolcissima faccia.
Posto alla destra del Bambinello,
corpo proteso a scaldarsi sul fuoco,
canta le lodi e non è poco,
a chi porterà il penoso fardello.
A quel Gesù che nato bambino,
prese su Se le pene del mondo,
spingendo l'uomo fino in fondo,
per condurlo all'amore divino.
©
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L'autore
Mauro
Ormai sessantenne, ho scoperto il piacere della poesia come pubblica espressione dei miei pensieri. Scrivo preferibilmente in rima perchè gli ancestrali ricordi scolastici, mi fanno percepire la poesia come qualcosa di ritmico e musicale. Non riuscirei a fare altrimenti. Accanito lettore di Fantascienza, musicista
Commenti (2)
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Berta Biagini14 dicembre 2008
Ricordi di un passato sempre presente nel cuore dell'autore - ove spicca quella statuina che troverà sempre un posto in quella mangiatoia che è poi la casa di tutti. Molto molto sentita sembra scritta per me.
C
Colomba2 novembre 2011
Affiorano ricordi di quando era bambino, ma che sono tuttora vivi nell'animo del poeta, anche se il pastorello è invalido, ha sempre un posto importante nel presepe, vicino a Gesù che ama gli umili, bellezza di spirito!

