Natale de guera
Tre nocchie. Un mostacciolo. Un mandarino
trovavo sotto ar letto, giù pe tera,
nell'anni quanno qui c'era la guera:
era er rigalo de Gesù Bambino.
Ripenzo e butto giù 'na poesia
perché ce sta 'na guera un po' lontana
co tanti morti. E' quarche settimana.
M'arinnicchio in silenzio, a casa mia.
Che vita ciànno queli regazzetti
che ce fa véde sempre la tivvù,
senza 'na gamma. Nun ce penzi, tu?
Chi se ne frega, tanto so' moretti?
Poracci! Nun conoscheno la festa.
A panza vota, scanzeno le bombe;
oppuro, vanno morti ne le tombe
cor fuciletto e cor turbante in testa.
Vorebbe che, un ber giorno, er regazzino,
come quanno arivava er mi' Natale,
ciabbi voja de ride, talecquale,
assieme a le tre nocchie e ar mandarino.
28/11/2001
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L'autore
Alberto Canfora
Sono un romano che ha più anni di quanti ne possiate immaginare. Passo il tempo libero che ho dai 14 anni di professione "pensionato", giocando con un po' di Muse continuando a studiare, come ho fatto sempre. Ho iniziato a divertirmi, facendo bassorilievi di Roma Sparita, poi con gli acquerelli di paesaggi e scorci di
Commenti (1)
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Mario Bugli23 dicembre 2008
Il Natale, la festa della pace... ma ci sono ancora tante guerre, tanto odio e crudeltà. Come non condividere il sentimento dell'autore nei confronti di quei poveri bambini, che avrebbero il sacrosanto diritto di avere almeno un po' di quello che hanno i nostri figli... super coccolati e viziati!
