Rivergaro
In quel di Val Trebbia,
umile spoglia solitaria,
appare una minuscola
dimora che, quando
dicembre spunta,
si rintana nell'eterea
foschia della bruma,
dono della natura.
Le poche genti
osservano, tra rami
contorti e nodosi
di salici piangenti,
le fredde colline
inumidite dal rio
Vergaro che il Trebbia
ha generato.
Melanconico e memore
del remoto passato,
ritorna il poeta
alla sua Rivergaro.
©
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L'autore
Gianni Langmann
Se non amassi la poesia, non saprei cosa offrire. Poichè la amo, vorrei poter donare qualcosa che non abbia un senso finito. Se potessi, vorrei offrire l'infinito.
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