Scavami l'addio
Questa tenebra, amore, ci conduce un'altra notte
dove la luna ritira il suo esercito di stelle
per restare sola
come un'ombra ormeggiata agli abbandonati.
Cieco mendicante, il sogno, elemosina luci spente
alle braci gelide di membra divorate dai silenzi.
Che i tuoi occhi travolgano questa sete di carezze
con le onde oceaniche delle loro primitive assenze.
In questo vuoto, svuotami dalla pioggia stagnante
coi temporali ascendenti del tuo cuore definitivo.
Estrai da questo petto le schegge umide e le miserie
col vortice asciutto e doppio dei tuoi occhi più abissali.
Scaccia dalla mia gola questi grumi duri
di miele malato con un bicchiere del tuo
singolare veleno, fanne sorgente contraria
di speranza ad ogni zampillo di pensiero
separami da ogni atomo che ci fece grappolo
e spegni per sempre
questo incendio acceso dalla rugiada
con trincee scavate nel cielo
come linee
d'insuperabile
distanza.
©
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Commenti (1)
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Amara10 febbraio 2009
...un addio... che si chiede disperatamente... quando non si è davvero capaci di darlo... quando si sa soltanto continuare a ferirsi con lame sottili... ...bellissima...
