Lettera d'amore (o quasi)
Forse mi dirai che son precipitoso
quando leggerai quello che t'ho scritto,
a volte le parole possono essere fuorvianti
ma faccio già fatica a stare ancora zitto.
Non sono più il poeta di cui un po' t'invaghisti
non scrivo più poesie che parlino d'amore,
sarà che per cinismo mi diverto a simulare
o che sono più cauto a donare un'emozione.
Eppure tu mi dici che non sono cambiato
pur confessando che non è stato un gioco,
ma a volte anche uno sguardo sa essere eloquente
più di mille frasi che dicono assai poco.
Ricordi quelle sere, in compagnia di amici
quando alle parole preferivamo sguardi,
in quella dolce intesa che è fatta di silenzi
ma sfortunatamente noi ci capimmo tardi.
O forse la colpa non è stata del tempo,
la vita può dividere in men che si dica
eppure raramente mi è rimasto il ricordo
di quella che per sbaglio consideravo amica.
Che mi piacevi allora io no, non te l'ho detto
cercavo un ideale che non ho trovato ancora
e ancora non sapevo, ma l'ho capito adesso
cercavo nelle altre quel che trovo in te sola.
Forse mi dirai che sono presuntuoso
a scrivere una storia di cui non so il finale,
perché storie del genere si fanno a quattro mani
e tu soltanto la puoi completare.
Questi sono i versi di un Davide qualunque
che parla di parole e scribacchia di poesia,
presuntuoso e stronzo come tutti i Cantastorie
che aspettano risposta e san già quale sia!
©
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Commenti (1)
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Antonella Bonaffini11 febbraio 2009
Queste storie sono articolate ma... ben antate. Piaciuta e letta con piacevolmente.
