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Ribellione 21 febbraio 2009 · lettura 1 min · 2501 letture

Invocano me

L
Luca Torri 255 poesie pubblicate
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In pace, Sempre ho amato. in amore sempre sono morto e poi rinato. Nell'abbandono, solo ho odiato. in guerra Ovunque, per sempre, sono ucciso. Ci sono sulla terra furie e pene e sangue che cade nero come petrolio dal cielo a grappoli per raccogliere lacrime disperate alla terra. Sempre ho scritto d' amore cercando nel vento trai capelli o tra gli ulivi incompresi il sorriso di una donna od oleosi frutti da spremere. Ma ci sono sulla terra agguati e fosse e colombe mutilate nel petto e nelle tempie che sparano ad altezza di bellezza. Sempre ho scritto d'amore trovando nell'uomo tra gli angoli delle sue rose o per i campi che aveva abbandonato alle ossa il sorriso seminato da un qualche dio. ma ci sono nel vento tempeste silenziose e occhi di stelle piovigginose che invocano aiuto con il viso tra le mani. invocano me! Io non conosco quelle lacrime insanguinate ma sento che appartengono alle mie ferite.
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Luca Torri
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Commenti (4)

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Cuccu Anna Maria21 febbraio 2009

...non conosco queste anime insanguinate ma so che appartengono alle mie ferite... sangue impasta la terra è il rosso del sangue si mischia al nero del petrolio, causa vera della guerra e non la presunta invocazione di Dio che vuole solo Pace e Amore. Stupenda poesia a voci alternate. Tanto apprezzata.

V
Vera Bianchini21 febbraio 2009

Gli ultimi due versi sono stupendi. Poesia molto ben articolata.

Rasimaco22 febbraio 2009

questa é una poesia che ho dovuto rileggere tanta la profondità del sentire... e continuerò a lileggerla perché quanto é contenuto in questi versi non vada in oblio... stupenda!

M
Marina Como28 febbraio 2009

Stupendamente si alterna in questa poesia uno stato di quiete e di sofferenza. Emerge tra le righe la figura del Cristo, morto e risorto per lenire. Una denuncia molto ben fatta, portata con sensibilità e dai toni ovattati che rispetta il lettore, senza per questo venir meno allo scopo. Il mondo piagato appare quasi una bestemmia agli occhi del Cristo, ove la stupenda chiusa ne sottolinea la sofferenza. La ottima scelta della prima persona ci rende partecipi ed indirizza la poesia anche verso qualsiasi altra religione rendendola facilmente assimilabile a tutte le culture, anche perché non scordiamoci che è solo chi scrive questo commento che parla del Cristo, il poeta non si permette di nominarlo: quando una poesia la si fà propria!