Il pigro
Continueranno a parlare
con grappoli di petrolio nella borsa,
innaffieranno il cielo di papaveri neri
vendendoli nei supermercati.
È il tempo dell'uva congelata,
trasportata in autocarri
dalle montagne ferite al mare.
In Italia dormono le ciliege,
e donne bellissime passeggiano
in cliniche gratuite di tristezza.
La Luna fa girare la sua pellicola bianca,
e col nero riempie le sale.
Il primo bacio è di pèsca
limpido come un mattino d'Aprile
il secondo è di fragola e liquore
languido come un onda di Settembre.
Il terzo è un quarzo nero e caldo,
un Inverno di liquirizia e cedro.
Oggi la mia Casa ha telecamere e satelliti;
la mia donna non passeggia più al mio fianco
con i suoi occhi grandi di castagna arrosto
spegnendo inverni nelle mani
trai portici larghi del mio borgo stretto.
Una pioggia di paure sottili
ci riscalda il caffè.
Quando il giorno solleva le sue piume scure
schiudendo il sole come un uovo malato
in nuvole rosa di smog:
mi giro.
E vorrei
cambiare pianeta.
©
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Commenti (2)
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V
Vera Bianchini3 marzo 2009
E' bellissima. Descrivi la tristezza della modernità con versi efficaci e originali. Anch'io vorrei cambiare pianeta!
Amara4 marzo 2009
...riletta... una perfetta poesia... al contrario... che mantiene la stessa forza dell'originale... lo stesso amore... qui deluso... intensa... ribadisco... stupenda...
