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Riflessioni 3 marzo 2009 · lettura 1 min · 1902 letture

Il pigro

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Luca Torri 255 poesie pubblicate
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Continueranno a parlare con grappoli di petrolio nella borsa, innaffieranno il cielo di papaveri neri vendendoli nei supermercati. È il tempo dell'uva congelata, trasportata in autocarri dalle montagne ferite al mare. In Italia dormono le ciliege, e donne bellissime passeggiano in cliniche gratuite di tristezza. La Luna fa girare la sua pellicola bianca, e col nero riempie le sale. Il primo bacio è di pèsca limpido come un mattino d'Aprile il secondo è di fragola e liquore languido come un onda di Settembre. Il terzo è un quarzo nero e caldo, un Inverno di liquirizia e cedro. Oggi la mia Casa ha telecamere e satelliti; la mia donna non passeggia più al mio fianco con i suoi occhi grandi di castagna arrosto spegnendo inverni nelle mani trai portici larghi del mio borgo stretto. Una pioggia di paure sottili ci riscalda il caffè. Quando il giorno solleva le sue piume scure schiudendo il sole come un uovo malato in nuvole rosa di smog: mi giro. E vorrei cambiare pianeta.
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Il pigro, di Neruda

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L'autore
Luca Torri
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Commenti (2)

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V
Vera Bianchini3 marzo 2009

E' bellissima. Descrivi la tristezza della modernità con versi efficaci e originali. Anch'io vorrei cambiare pianeta!

Amara4 marzo 2009

...riletta... una perfetta poesia... al contrario... che mantiene la stessa forza dell'originale... lo stesso amore... qui deluso... intensa... ribadisco... stupenda...