La mia donna
Tu vorresti che le mie mani fossero sempre gabbiani,
che scovassi la tua assenza in covi di luna a mezzogiorno
o invocando il tuo nome in corridoi lunghi e nudi come inverni
quando la notte fa squillare telefoni sommersi
nelle case disabitate.
Ma il tuo sorriso non è sempre un ciuffo di mughetto.
E sai che le tue tempie non profumano sempre di viole o nuvole
che il tuo viso non è sempre una placida chiesa o una diga squarciata.
Ma per te Sempre sono a cercarti nei fiori disabitati,
nelle campane piene di pioggia, nei cassetti sommersi
o in crateri di stelle precipitate,
cogliendo topazi e zaffiri per darti un cielo,
scolpendo rocce in mughetto e rosa per i tuoi sorrisi,
stringendo tra le mani favi di filo spinato per sentirti di carne.
Così che a volte sei come estranea alle cose di tutti i giorni,
e come se non fossi di questo mondo
devo venire a cercarti ancora
nei miei campi sbocciati di dolce pioggia
dove conservo le tue rose vive in custodie d'ambra.
Ma quando oggi, sul marciapiede annoiato
ho visto quella bella rosa fresca,
più elegante e bianca di ogni giglio
crollare in tailleur dai suoi tacchi frettolosi
legnosa e rigida come un tiglio,
anche tra cose di tutti i giorni ti ho pensato:
Inciamperesti meglio.
©
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