Il ramo ostinato
Quando quotidiani silenzi in petto
avvallano i miei tormenti
e l'ostinato canto degli uccelli
pronuncia giardini segreti profondi
in nuvole verdi di ricordi,
sale liquida memoria delle braccia e delle labbra,
così che rugiada ovunque sparge la tua carne
e il nome al vento preme sul tetto delle casa origliando
la scala silente, i corridoi spenti, e il letto
arido frutto cade nel vuoto occhio dello specchio;
così cieco il ramo secco protende senza fiori
mani vuote, a quel campo svuotato e secco,
solo per darsi al vento,
lo stesso,
che gelido lo reclina all'autunno,
ma che forse, leggero,
adesso solleva i tuoi capelli
lontano.
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Commenti (3)
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Frammento17 marzo 2009
...allora io ti dirò che è imperfetta, come la famigerata piega che fa di un telo anonimo, un telo speciale...
Romina De Vita17 marzo 2009
Contenuto e parole molto particolari, interessanti! Devo dire che però ho dovuto rileggerla più e più volte per capire bene soggetto, predicato e complemento. Non è immediata, ma mi è piaciuta molto.
Cuccu Anna Maria17 marzo 2009
Il ramo secco privato di fiori si piega al vento, lo stesso vento che muove anche i capelli dell'amata. Malinconica, intensa e profonda. Stupenda.


