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Sociale 19 marzo 2009 · lettura 2 min · 1247 letture

Vita Spezzata

Giusy Salvati 6 poesie pubblicate
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Ti ho dato la luce ma non la vedrai Ti ho dato un cuore per non amare mai Ti ho dato la vita ma non crescerai Ho appena 21 anni, ho commesso uno sbaglio non ti ho mai voluto, il mio più grande travaglio Con lui è stato un attimo è stato solo un gioco la passione è divampata in una notte di fuoco E quando ho capito di esser sconsiderata era ormai troppo tardi per rimediare a una cazzata! A chi confidarlo? Ai miei genitori? Agli amici fidati? O forse solo ai dottori? Così sola come un cane in lotta contro il mondo decido di tenerti ma solo per un secondo Poi rivedo il mio futuro, le mie possibilità Come cazzo potrei fare? Guardo in faccia la realtà... E giungo ad una scelta, la mia più grande decisione, seppur difficile e sofferta è la giusta soluzione Tu che cresci dentro me, dolce anima innocente, ti prego non mi condannare, non potevo farci niente Sono ancora una ragazza con tanti sogni nel cassetto come posso farti nascere se per te non ho rispetto? Non ti chiedo di capire nè il perdono alla mia assenza porterò per sempre dentro l'onta della mia incoscienza Forse un giorno sarò mamma e avrò il coraggio di raccontare della tua vita spezzata al figlio che potrò veramente amare
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Giusy Salvati
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Commenti (4)

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Kiaraluna19 marzo 2009

Una amarissima confessione che ho rivissuto parola dopo parola...

Berta Biagini19 marzo 2009

Crudi versi che fanno male al cuore difficili da commentare – letta con timore sin dai primi versi sperando che quanto si poteva intravedere fosse solo un grande sbaglio. Molto molto sentita.

Rosa Leone19 marzo 2009

letta, riga dopo riga con la stessa intensità con cui è stata scritta... la si percepisce a pelle, è molto forte e tremendamente dolorosa, piena di verità che fan tremare dentro. sono gesti che lasciano un grande segno indelebile nel cuore, altro non riesco ad aggiungere, spero soltanto che tu possa lenire il tuo dolore...

A
Alessio J25 marzo 2009

Ho letto con attenzione testo e commenti. due cose emergono: ciò che mi trasmette questo testo non è certo dolore, perché se l'autrice ha da provare dolore questo non mi pare il modo. Ciò che trapela dalle sue parole è rabbia, verso chi di colpe proprio non ne ha. Ora, se è un avvenimento vissuto in prima persona fossi io mi farei qualche autoanalisi per il semplice fatto che si autogiustifica un gesto di tale portata con l'egoismo. Ecco, qui sta il fulcro. Non di dolore si tratta, e ciò che si sente sulla pelle leggendo è proprio lo sdegno dell'egoismo, "dire" a una creatura o al pensiero di essa: "scusami tanto, ma in fondo avevo tante altre cose da fare". Avrei molto altro da scrivere ma i caratteri non sono sufficienti. Dico ancora che mi ha disgustato.