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Riflessioni 27 marzo 2009 · lettura 1 min · 2873 letture

Cantar Di Vita

Kiaraluna 1203 poesie pubblicate
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Canto di vita d'amori e morti quotidiani, dell'assolate primavere in fiore e di gelidi ghiacci siberiani, di sogni eterei e d'incubi mendaci di lacrime silenti negli addii e di parole rimaste impronunciate, da sempre il pepe e il sale che insegnano sapori sconosciuti. Ad altre penne lascio librare i voli altissimi del cuore e gli armoniosi tuffi acrobatici nel miele ad attutir frementi quanto impavide cadute, ché ho tanto amato anch'io e ancora amo ma dei soffusi lumi or le penombre son mutate, e quei strali color arcobaleno di sogno in sogno si son sbiaditi.
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L'autore
Kiaraluna

Scrivere è nel mio DNA ,ho iniziato da bambina,qualche decennio fa.... traballando,senza una reale mèta,ma solo con la maturità ho imboccato la strada che sento appartenermi e più ancora di recente ho scoperto che "leggersi" a vicenda arricchisce molto e , che per poter suscitare emozioni, bisogna per primi averne res

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Commenti (4)

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Federica Bernardini27 marzo 2009

Il tempo passa inesorabilmente e le emozioni di ieri purtoppo in parte non ci appartengono più, quindi non facciamoci del male e accettiamo la vita per quelo che ci può dare. Stupenda

Giovanni Monopoli27 marzo 2009

nei passaggi che si susseguono nella vita si trasportano eventi che lasciano il segno, resta nell'essere saper far tesoro per continuar nel cammino speranzoso di sogni non più sbiaditi

Domenico Schiera27 marzo 2009

'Ad altre penne lascio librare i voli altissimi del cuore...' poiché è evidente che qualche cicatrice ha lasciato un forte segno in chi ha tanto amato ma ha visto sbiadire i suoi sogni. Apprezzata.

Gesuino Curreli28 marzo 2009

Gli strali color arcobaleno... sbiaditi ad uno ad uno, inesorabilmente. E si spengeranno perché questa é la vita. Aver forza di canto e di pensiero..."ancor che triste e che l'affanno duri..." solleva dalla morsa della fine, lievita il dolore più feroce e si compone in ritmi d'amore, verso dopo verso, in assonanze tiepide che stemperano l'urlo, il morso del calore e della fiamma, sicché si volta al lume, all'ineffabile e tremulo barlume che lascia indefinite ombre di presenze discrete. Si chetano le voci stridule, l'ansia di corsa, la smodata smania dell'arrivo, per volgere lo sguardo alle pacate cose della sera, quando tace l'effimero e risorge, tenera, una voglia di canto e di poesia.