Tra la vita e la morte

Valeva tutto un cielo
quel sedersi
addosso alle vigilie per fermarle
sulle soglie di un dunque
che dileguava in fretta
tra le suole, la terra e il doppio vetro
Ti aggiudicavi i soliti timori
gli stessi spasmi di pochi giorni prima
Come prova del nove
ogni domani tornava a confermare
che l'illusione non vuole mai coagulo
giacché dal denso si cercava fuga
e fuga non cercava
vissuti nuovi e, insieme,
già visti troppe volte
Eppure si fondevano le mani
i muscoli facciali, i pettorali
quei viaggi sempre accorti alle dogane
E al sole andava amore
solo quando non c'era
ché la luce era ingombro
per occhi già accecati dalla gioia
di aver tirato a sorte
tra la vita
e la morte
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L'autore
Melarea
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