Pantomima

Odor di stalla e sterco in nuova spira
Opera da due soldi anche stavolta
E mi giunge all'orecchio un falso Adiemus
addetto a doratura di pillole salate
Dietro la luce, cori di sorprese
che si vanno vantando
di sbalordire ancora i miei anticorpi
Mi guardo indietro e accarezzo più volte
idee di retromarcia
Ma i pioli della scala son fuggiti
Il piede liscia
e volge ai successivi verso il cielo
bitumati a carogne, avvoltoi a go go
e a iene ridens
Ma solo per vestibolo del solito risveglio
e via
di nuovo
i mostri si tramutano in arcangeli
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L'autore
Melarea
Commenti (1)
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L
Lorenzo Crocetti13 aprile 2009
Sono il primo a commentare questa poesia, per non essere influenzato da altri giudizi, cosa peraltro alquanto improbabile! Mi affascina qui una certa musicalità, ma è come se ascoltassi una canzone della quale avverto il motivo, ma non riesco a comprenderne le parole, che mi arrivano confuse ed incomprensibili. Così è per la poesia di questa autrice, e mi pare già di averglielo detto in precedente occasione. Consideri la gentile autrice che io non sono bravo ed acuto come tanti suoi estimatori che con un semplice "stupenda" dimostrano di avere capito tutto. Pensi un po' anche a me, povero strimpellatore, che non riesce ad arrivare a tanta comprensone, e cerchi di spiegarmi, con semplici parole, il senso della poesia. Grato se lo farà.
