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Spirituali 20 aprile 2009 · lettura 2 min · 4592 letture

Gli Spiriti del Chiostro

Azar Rudif 263 poesie pubblicate
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Nel caldo di quell'antico borgo ove posa la gotica incompiuta tra le anguste vie nell'ora del silenzio un possente portone in bronzo. Una mano scolpita su essa come impronta, profonda e con i segni del destino. La mia vi poggiai, combaciava. Il bronzeo varco lentamente si aprì svelando un quadrato chiostro di verde cerchiato. Lungo il par perimetro solo verde ed un rigagnolo d'acqua lo correva. La sua fonte dal centro del chiostro, con raggi verso i vertici, si dipartiva limpida e lucente. In quell'oscuro luogo un solo raggio di luna. Cadeva dall'alto, ammesso dallo scudo della cella. La cella dell'alchemico che ivi dimorava. Le altre luci che ivi avevano accesso or le vedevo danzare sui viali del chiostro. Danzavano e la lor danza diveniva graffito. Uomini buoni ne disegnavano le geometrie. Antichi segni potevo vedere su quei muri. Ed il lor significato era sul pesante bronzeo che ivi mi aveva sì gentilmente accolto. Adesso era avanti a me un varco. Sino alla cella dalla luna percorsa potevo salire. Mi fermarono i dolci e muti occhi di uno spirto. La sua danza aveva fermato. I suoi occhi vollero parlarmi. Non voleva, non dovevo soffrire, mi amava. Quella cella sarebbe divenuta la mia prigione. Lascia la luce della luna. Così dissero quegli occhi, forse di donna. E piangevano. Le sue lacrime si confusero con il limpido rigagnolo. E la mia anima fù rapita a danzar con lei. I miei occhi si persero nei suoi. E vidi... vidi la fonte e la foce di quel rigagnolo. Ma la mia morte voleva salire e sapere. Quegli occhi gentili mi guardarono giungendo nelle profondità più oscure e nascoste a tutti. Lì depose al sicuro il suo segreto: resterò qui ad aspettarti e danzerò solo al tuo ritorno. Quelle luci di pace e di abbandono si abbassarono. Ed io salii, e nel cuore un desio. Il desiderio, struggente, di tornare. Chiuse nel mio cuore sono le sue lacrime, ed io gliene donai una delle mie. Fù l'ultima.
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Era il 1995 e quel portone in terra di Barcellona ('95)

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Azar Rudif
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Commenti (7)

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Anna Maria Obadon20 aprile 2009

Versi che si snodano come volessero comporre una fiaba. Atmosfera che sa di magia come magico può essere un amore anche se appena accarezzato. Suggestiva, apprezzata moltissimo.

Paolo Ursaia20 aprile 2009

Onirica e solenne... versi lineari e musicali, di forte impatto. Da assaporare lentamente. Piaciuta

Danielinagranata20 aprile 2009

è una delle più belle lette da conservare per le immagini suggestive piene di spiritualità e di amore versi che mi hanno catturato parola dopo parola e mi hanno commosso ed emozionato

Marco La Rosa20 aprile 2009

Composizione pregevole, ben strutturata e complessa, si legge con grande intesità. Apprezzata.

Antonella Bonaffini20 aprile 2009

E' una delle composizioni più suggestive che mi sia capitato di leggere... Già letta ieri notte ho voluto conservarla per una mente più lucida... Confermo, lettura piacevole e molto apprezzata!

Rasimaco20 aprile 2009

l'ho letta e riletta cogliendone tutta l'intensità... complessa e studiata con parole che sembrano tasselli di un puzzle... degna di essere riletta e centellinata... molto apprezzata

F
Fil7828 giugno 2010

E' quel che non dici che si intuisce,è quello che vuoi lasciar comprendere e far pensare chi legge. Hai scopilto una tua realtà infondo l'anima incidendola con le parole e ci lasci sognare d'amore e tristezza come quello che c'è infondo al tuo cuore. sembra proprio che a volte non si possa fare a meno di amare quello che non si puo' e chi dentro vive di troppo amore deve soffrire quasi se non del tutto sembra che il concetto d'amore è legato alla sofferenza. Forse è un piccolo segreto per chi ha occhi. Bellissima complimenti