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Famiglia 9 maggio 2009 · lettura 3 min · 2100 letture

La cara madre e il figlio crudele

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Davide D 53 poesie pubblicate
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Una madre generò un bimbo crudele dagli occhi di fango, il cuore di fiele ma lei lo amò, perché era suo figlio come il fiore più raro, il candido giglio. Lei lo educò senza viziarlo, senza sbagliare ma già da piccolo a lui piaceva il male odiava la scuola, odiava chi gli stava intorno e preferiva la notte rispetto al giorno. E quando il bimbo divenne uomo divenne un furfante, un poco di buono amava il gioco, l'alcool, le risse e sua madre sperava rinsavisse. E quando la gente parlava male lei era pronta persino a negare, ma gli additava la retta via e lui rideva della sua litania. Ma lui sentiva, pur sazio di vita che qualcosa sfuggiva dalle sue dita sentiva fuggire la sua gioventù, l'unica preda che non aveva più e allora pianse lacrime amare, chiese aiuto alle forze del male e il Diavolo sorse soddisfatto e gli propose il seguente patto: "Caro ragazzo, cosa vuoi io lo so già tu vuoi l'eterno, l'immortalità ed io, se vuoi, ti sazierò ma alla condizione che ti detterò: portami il cuore di chi sai tu, della persona che ami di più, quando il suo cuore sarà solo mio vivrai in eterno, senza l'oblio!" E lui pensò per un giorno intero a chi avesse amato davvero, pensò alle donne che aveva avuto, alle esperienze che aveva vissuto ma per nessuna aveva provato un amore vero, incondizionato; non sapendo chi sacrificare, decise infine di rinunciare ma poi, d'un tratto, nella sua mente un'immagine chiara, risplendente occupò tutto il suo pensiero: era la donna che amava davvero! La cara madre, che l'aveva cresciuto cui spesso oppose il suo rifiuto ma in fondo al cuore, non lo negava era la sola, la sola che amava. Così ridendo corse da lei e lei gridò: "Finalmente ci sei! Ho tanto atteso questo ritorno, ho pregato per te ogni giorno" "Madre!" balbettò, "se sono qui è per una cosa, un po'... così". Lei lo interruppe: "Non continuare, so molto bene che devi fare. Non proseguire con questo tormento, le tue intenzioni le leggo dentro ma non ho riso, ma non ho pianto ti dico solo che ti amo tanto". Il mare grigio, il cielo nero nubi di cenere come un velo ma, tra le nubi, tra quel torpore si fece strada un raggio di sole. Corre dal Diavolo con le mani unite in cui celava ciò che promise, quello sorride: "Dammi il tuo dono e farò di te il più grande uomo". Lui celava una pietra disadorna, gliela scaglia in mezzo alle corna: quello barcolla, già un po' malfermo e poi sprofonda giù, nell'Inferno. È stupido dire che sia tutto uguale, che nella vita non si possa cambiare pure un furfante, il più meschino può diventare un altro uomo. Anche il bruto nasconde l'artiglio quando scopre di essere figlio, ma d'una madre che lo sappia amare di fronte al bene e di fronte al male.
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Ringrazio i commentatori e aggiungo solo una piccola precisazione sul mio utilizzo della rima. Il presente testo è quasi interamente caratterizzato da rima baciata, alternata con l'assonanza. Per quanto ritenga la rima un efficace strumento retorico, trovo il suo abuso uno sterile espediente che mina fortemente la libertà d'espressione. E poi, nel caso specifico di meschino- uomo, si tratta d'una seppur lieve assonanza, che investe la vocale finale "o" e le consonanti "m/n", che in glottologia sono definite "nasali", e per questo strettamente correlate!

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Davide D
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Commenti (1)

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Vera Bianchini10 maggio 2009

E' bellissima questa storia e è bello anche il ritmo di dolce ballata. Potresti mantenere la rima anche negli ultimi versi sostituendo alla parola "uomo" "bambino", naturalmente aggiustando un po'.