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Introspezione 26 giugno 2009 · lettura 1 min · 2256 letture

Giudice implacabile

Carla M Casula 133 poesie pubblicate
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C'è un giudice implacabile dentro di me egofobico quanto basta per condannarmi comunque Non servono doti morali palesi o larvate sono frivoli orpelli ai fini di un'equa sentenza Giunge l'ora del processo dura lex, sed lex... la difesa è latitante l'accusa esige il massimo della pena...
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...forse dovrei essere un po' più indulgente con me stessa..e... licenziare- almeno per il periodo estivo- l'avvocato dell'accusa...

L'autore
Carla M Casula
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Commenti (12)

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Jeannine Gérard26 giugno 2009

intransigente al massimo il tuo giudizio, però, bellissimo sapersi leggere dentro senza peccare di emozioni, ed essere sincere, anche con sentenze negative, si molto profonda quest poesia, quante volte l'ho sentita, ma mai l'avrei saputo scrivere... bellissima, giudice implacabile, senza benevolenza alcuna... la difesa è latitante, che fà, a volta il giudizio di un altro non serve quando si ha l'ingtelligenze di giudicarsi da soli, sapendo di non fare eccezione...

Kiaraluna26 giugno 2009

Veramente spietata questa introspezione, dura come pietra . La severità verso se stessi talvolta è positiva perché lo scusarsi sempre non aiuta mai a raggiungere la piena conoscenza di sè.Ma un po' d'indulgenza ci vuole... anche perché sentirsi gli unici responsabili di errori, delusioni o fallimenti,è l'innesco per il peggiore degli sbagli... l'autodistruzione. Poesia sferzante e molto sentita quanto apprezzata.

T
Tonia26 giugno 2009

Mi ricordo una frase " ai posteri l'ardua sentenza" mia cara; ma dobbiamo fare i conti prima con la nostra coscienza... e non essere indulgente con te stessa... ma sii te stessa, senza autoaccusarti. Piaciuta tanto!

Lina Sirianni26 giugno 2009

Leggere questi versi mi da conforto... non sono sola a questo mondo ad accusare me stessa con severità, mi trovo in buona compagnia allora... Oggi è più facile trovare chi si giustifica e tende ad accusare altri dei propri errori... Molto apprezzata

troppe volte si è giudice di noi stessi dandoci sentenze tropo severe, credo che non sia giusto castigarci così l'anima. piaciuta e condivisa,

T
Thelema26 giugno 2009

Accettarsi per come si è e accettare i propri limti significa poterli superare costantemente e sarà il giudice a doversi trovare un avvocato! Poesia di intensa riflessione e grande capacità di esposizione concettuale... molto bella!

Antonella Bonaffini26 giugno 2009

La sento mia questa di ogi... io sono il mio migliore amico ma anche il mio più indulgente... contestatore! Molto profonda ed apprezzata!

Carlo Fracassi26 giugno 2009

Invito l'autrice a leggere sul mio blog "A COLLOQUIO CON LA COSCIENZA" e troverà risposta ai suoi interrogativi.

Un'introspezione nuda e cruda, sicuramente di gran pregio per quella capacità di autoanalisi che non da spazio a giustificazioni ma affronta coraggiosamente un verdetto di autoaccusa... Letta più volte e apprezzata...

Rasimaco26 giugno 2009

introspezione che come una sibilla spezza ogni titubanza, cruda e sferzante pone sui piatti della bilancia il bene ed il male... ogni parola pesa sull'anima ed essa in arresa rinuncia con rassegnazione a qualsiasi forma o larvata forma di difesa... é stupenda...!

Antonio Biancolillo27 giugno 2009

...un grande sorriso per l'originalità...e una grande verità in questa introspezione geniale... La propria coscienza che reclama le sue verità...in nome della legge... La sua sentenza è inappellabile... E' stupenda e condivisa.-

A
Antonio Terracciano28 giugno 2009

E' una cristallina descrizione del nostro più severo giudice, il Super Io freudiano. Sei stata davvero molto incisiva.