La Pecorella
Aveva appena nove anni l'agnellino, quando accadde l'irreparabile.
Mentre il percorso della Sua vita procedeva felice tra i pascoli verdi e distese bagnate dal giallo colore del sole, ecco che improvvisamente un temporale squarciò in due il cielo, lo divise in tanti frammenti non più di colore azzurro, ma di colore grigio, grigio come il fumo che esce dai polmoni delle locomotive che affannano per arrivare a destinazione.
Come saette i fulmini venivano scagliati dal fato che nascosto dal cielo, non aveva nessuna pietà e poi, pioggia, grandine, pietre di neve, insomma, dal cielo cadeva di tutto. L'agnellino tremava, belava forte con un vociare rauco, l'angoscia si impadronì della sua anima, belava e correva, cercava la madre a tutti i costi. Non aveva ancora ben salde le gambe, ma correva... correva nella ricerca affannosa per trovare una collocazione alla Sua esistenza sfortunata. Lo sentiva dentro quel presagio oscuro. Ma non riusciva a spiegarselo, era giovanissimo, come si poteva chiedere della morte della madre. Nessuna spiegazione aveva per proteggersi da tale dolore. Mai, aveva visto scendere dal cielo saette di fulmini e pietre di neve. La madre certamente non voleva abbandonarlo, lo cercava, si teneva con le zampe ben salde attaccata alla terra, ma poi dovette cedere, un grosso fulmine nero la colpì dentro, fino ad arrivare alla radice della Sua anima e questo accadeva mentre cercava di guidare l'agnellino verso la stalla della vita, dove c'era consolazione e paglia fresca, si quella paglia che accoglie i corpi stanchi del percorso fatto per la strada irta e solo a volte scorrevole.
L'agnellino, così rimase solo, senza potersi mai più nutrire del latte spirituale di cui ogni piccola creatura ha bisogno per crescere sano, per essere forte nelle gambe e per guardare oltre i pascoli la vera strada asfaltata e non, che è la vita stessa. Certo il fato non era stato clemente, anzi nemmeno ci aveva pensato che avrebbe tolto ad un tenero agnellino la madre. Si era divertito a lanciare saette di fulmini dal cielo, semplicemente perché così aveva deciso. L'Agnellino continuò a belare, continuò a cercare l'aureo capezzolo della vita, ma questa è un'altra storia. Nel frattempo il pastore cercava di comprendere dei fulmini che cadevano dal cielo grigio e del fato che si divertiva a tirarli con saette imbevute di veleno, senza chiedersi del bene e del male. Forse nemmeno conosceva il bene e il male.
Triste è il belare della pecorella indifesa.
Triste è la sua voce nel cercare il seno della vita.
Nulla la può nutrire nello spirito,
né dei, né altre donne, né altra cosa al mondo.
Alcun altro che noi chiamiamo fato,
decise:"Gli tolse l'aureo capezzolo dalla bocca".
Aveva appena nove anni la pecorella.
Triste è la sua voce nel cercare il seno della vita.
Nulla la può nutrire nello spirito,
né dei, né altre donne, né altra cosa al mondo.
Alcun altro che noi chiamiamo fato,
decise:"Gli tolse l'aureo capezzolo dalla bocca".
Aveva appena nove anni la pecorella.
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I fatti e i personaggi narrati in questo racconto sono frutto di fantasia: ogni riferimento a persone o fatti reali è puramente casuale.
L'autore
Pasqui
La bellezza dell’essere sta nella tolleranza, nella comprensione, nella fiducia, nell’accettare il diverso che dentro di noi muta. Nel porre soprattutto ogni giorno, fiducia alla vita. Sono sempre interessato a quello che accade dentro di me, sin da piccolo, in particolare a come rotolano le biglie sul tappeto ver
La bacheca del racconto
Le sensazioni lasciate dai lettori.
Molto dolce e attraente. (Ugo Mastrogiovanni)
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